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Giungendo alla fine dell’anno, è inevitabile volgere lo sguardo al passato e interrogarci sulla validità e lungimiranza delle decisioni prese durante il 2022.

Giungendo alla fine dell’anno, è inevitabile volgere lo sguardo al passato e interrogarci sulla validità e lungimiranza delle decisioni prese durante il 2022. Dai tentativi di miglioramento nascono i buoni propositi per il nuovo anno nella speranza di essere sempre più vicini ad una società climaticamente neutrale e priva di disuguaglianze sociali e lavorative, ma come possiamo avere la certezza di essere sulla strada giusta?

La priorità a lungo termine rimane, secondo l’Unione Europea, la costruzione di un sistema economico resiliente e circolare, un ambiente in cui nulla è spreco e le risorse sono gestite in modo oculato tenendo a mente i limiti del nostro Pianeta. In poche parole, lo scopo principale è la crescita come forza rigenerativa. 

In quest’ottica, i buoni propositi non sono solo una tradizione legata all’inizio di un nuovo anno ma una necessità per permettere la transizione verso un’economia a impatto zero e una società basata sull’uguaglianza sociale, economica e lavorativa. L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, ad esempio, non è  una semplice lista di propositi, bensì un programma volto al raggiungimento di scopi come la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e la presa d’azione contro il cambiamento climatico. Anche il recente Green Deal europeo rappresenta una strategia di crescita per il futuro che ambisce alla costruzione di un sistema economico circolare e un territorio più vivibile, sicuro e sano. I buoni progetti per il futuro vanno, però, tenuti sotto controllo affinché si arrivi a dei risultati tangibili. É qui che entra in gioco l’ottavo Environmental Action Programme.

Dopo la presentazione di un elenco di indicatori principali volti a monitorare gli obiettivi ambientali e climatici dell’UE all’interno della visione a lungo termine del “vivere bene, ma nei limiti del pianeta” entro il 2050, entra in vigore nel maggio del 2022 l’ottavo Environmental Action Programme.

L’EAP è un insieme di indicatori sistemici che aiuteranno a perseguire le politiche concordate con il New Deal tramite la decisione di obiettivi prioritari da raggiungere entro il 2030. Questo programma d’azione mira alla velocizzazione della transizione verso un sistema economico sostenibile e chiama tutte le parti politiche coinvolte a livello nazionale ed europeo ad una partecipazione attiva. La serie di indicatori sistemici dell’EAP agevola un’azione coordinata delle politiche europee in materie ambientali e climatiche facendo luce sulle tendenze e sui bisogni dei territori e facilitando il dialogo tra i politici.

Quali sono i parametri da tenere sotto controllo tramite questi indicatori? Sulla base delle priorità a lungo termine dell’Unione Europea per il 2050, gli indicatori aiuteranno ad avere un punto della situazione su sei obiettivi da raggiungere entro il 2030: la riduzione dell’emissione dei gas serra, l’adattamento ai cambiamenti climatici, adattamento del modello di economia circolare, inquinamento zero, biodiversità e la riduzione delle pressioni climatiche e ambientali in relazione alla produzione e al consumo.

A partire dal 2023, la Commissione riferirà annualmente i progressi sulla base del bilancio dell’Agenzia europea sull’ambiente. Il dialogo tra tutte le parti coinvolte, la Commissione, gli Stati membri e il Parlamento europeo, permetterà una presa di posizione più precisa. I programmi d’azione permettono di coordinare e prevedere le azioni dell’Unione Europea per il futuro del nostro Pianeta facilitando il passaggio più problematico nelle politiche sul clima e sull’ambiente: l’azione.

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