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Abbiamo fatto qualche domanda a Domenico Rinaldini, presidente di RICREA, Consorzio che dal 1997 favorisce, promuove e agevola la raccolta e il riciclo degli imballaggi usati di acciaio. Per portare avanti il proprio obiettivo, Ricrea può contare sul supporto di Comuni, altri Consorzi, gestori privati e associazioni, una rete capillare grazie alla quale è riuscita a ottenere una crescita esponenziale della percentuale di acciaio riciclato.

Chi è RICREA, e come nasce?

RICREA è un Consorzio, con personalità giuridica privata e senza scopi di lucro, nato nel 1997 nel quadro della normativa ambientale nota come Decreto Ronchi. Al Consorzio, che fa parte del Sistema CONAI, aderiscono 311 aziende che producono sia la materia prima, sia i contenitori d’acciaio, oltre alle imprese che li riciclano e recuperano. Le tipologie di imballaggi d’acciaio che il Consorzio assicura al riciclo sono barattoli per pomodoro, frutta sciroppata e conserve vegetali, scatolette per prodotti ittici e pet food, bombolette spray, tappi a corona e capsule, latte per olio, scatole per dolci e liquori, secchielli e fusti.

Qual è la Vostra mission?

RICREA svolge la propria funzione istituzionale assicurando il riciclo ed il recupero, come nel caso dei fusti rigenerati, degli imballaggi usati di acciaio, provenienti tanto dalla raccolta differenziata fatta nelle nostre case (superficie pubblica) quanto dalla raccolta ad hoc fatta su aziende, negozi e attività produttive (superficie privata). Al Consorzio spetta anche il compito di sensibilizzare, formare e informare i cittadini sulle buone pratiche di raccolta e riciclo.

Nei suoi 23 anni di attività, RICREA ha avviato a riciclo percentuali sempre maggiori di imballaggi in acciaio, che gli hanno consentito anno dopo anno di superare abbondantemente, a partire dal 2002, la soglia del 50% imposta dal Decreto Legislativo n.22 del 1997.
Con l’adozione della nuova direttiva europea del 2018 (UE 2018/852), RICREA ha già raggiunto sia il target per il 2025 (indicato nel 70%) sia il target 2030 (fissato all’80%).
Nel 2020, infatti, su un totale di oltre 464 Kton di imballaggi in acciaio immessi al consumo quasi 371 Kton sono state avviate a riciclo, pari al 79,8%. Vale a dire che su 100 contenitori in acciaio prodotti e utilizzati in Italia, quasi 80 sono stati assicurati al riciclo dal Consorzio, che ne ha garantito la rinascita sotto forma di travi e tondo per l’edilizia, chiavi inglesi, bulloni, chiodi, cancellate in ferro, panchine e telai per biciclette…

Quali sono le iniziative che RICREA attua per coinvolgere maggiormente gli italiani nelle operazioni di riciclo?

Dal momento che il riciclo si ottiene attraverso la raccolta fatta dai cittadini attraverso i Comuni e le società che gestiscono il servizio, le iniziative di comunicazione volte alla sensibilizzazione, al riconoscimento e al riciclo degli imballaggi in acciaio sono rivolte non solo in generale ai cittadini, ma anche alle aziende. Per i primi il consorzio promuove iniziative locali sia proprie come, ad esempio, Capitan Acciaio o Cuore Mediterraneo, sia proposte dai Comuni. Per le aziende, RICREA partecipa ad importati fiere B2B come Made In Steel, Ecomondo e Ipackima e collabora a progetti con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e il Politecnico di Milano.

Inoltre, RICREA pone molta attenzione alle attività Edu, proponendo le sue iniziative totalmente gratuite rivolte ad ogni ordine e grado delle scuole come Ambarabà Ricicloclò per le scuole elementari; Riciclick per le medie e Yes I Can per le superiori.

RICREA può contare su un fitto network di collaboratori: in che modo si rapporta con tali aziende?

Il network di soggetti su cui RICREA può contare per assicurare il riciclo degli imballaggi in Italia è formato dai cittadini che nelle proprie case quotidianamente separano per materiale gli imballaggi usati conferendoli nella raccolta differenziata; dai Comuni che decidono le modalità della stessa sul proprio territorio; dai gestori del servizio che materialmente ritirano i rifiuti; dalle piattaforme che separano gli imballaggi a seconda del materiale di cui sono composti; dalle aziende specializzate nella lavorazione del rottame ferroso che lavorano gli imballaggi in acciaio raccolti e dalle acciaierie che infine ricevono i contenitori usati per fonderli ed ottenere nuovo acciaio. Grazie a questa squadra, RICREA è in grado di assolvere da oltre 23 anni al suo compito. 

Ogni anno sono recuperate quasi 400 tonnellate di rifiuti: che processo segue l’acciaio che riciclate?

Il cuore del riciclo degli imballaggi in acciaio opportunamente raccolti e lavorati è presso le acciaierie, che per produrre l’acciaio utilizzano il forno elettrico. Qui la materia prima per produrre l’acciaio è costituita da rottami di ferro, come ad esempio gli imballaggi d’acciaio usati che vengono caricati, assieme a sostanze fondenti – prevalentemente calce – nel forno elettrico. Lì, per effetto del calore prodotto dall’energia elettrica fornita tramite un sistema trifase di elettrodi di grafite e da bruciatori ossi-metanici, avviene la fusione.

L’acciaio liquido così prodotto viene colato in grandi contenitori, denominati siviere, e avviato a stazioni denominate “forno siviera”, in cui si effettuano le operazioni metallurgiche, consistenti nell’eliminazione di impurità non metalliche e nell’aggiunta di piccole frazioni percentuali di altri metalli in dipendenza dell’analisi richiesta dal tipo di acciaio in corso di produzione.

L’operazione di fusione e colaggio viene ripetuta fino a 30 volte nel corso delle 24 ore.

Successivamente l’acciaio viene dapprima solidificato nella forma di una sezione rettangolare continua e sottile che può avere vari spessori, denominate bramma o billetta, che costituisce il semilavorato per produrre una notevole quantità di prodotti in ferro/acciaio quali, ad esempio, travi e tondo per cemento armato, telai per biciclette, chiodi, bulloni o binari.

La pandemia da CoVid-19 ha avuto forti ripercussioni sul mercato: come è cambiato il Vostro lavoro negli ultimi due anni?

Il Covid-19 ha avuto un fortissimo impatto sulle abitudini di vita degli italiani, modificando dalle fondamenta gesti ed azioni quotidiane con ricadute che hanno riguardato anche la raccolta differenziata. 

Infatti, a seguito della pandemia, nel primo trimestre 2020 si è registrato un boom della richiesta di cibo in scatola. I dati Nielsen hanno confermato l’aumento della domanda nel comparto retail in quel periodo, dai barattoli di pomodoro (+82,2%) alla carne in scatola (+56%) con crescita anche il tonno sott’olio (+33,6%). Di conseguenza nello stesso periodo sono state raccolte 40.606 tonnellate di contenitori in acciaio con una crescita del +16%.

La loro raccolta ha messo alla prova l’intera filiera del riciclo, in un periodo già estremamente delicato e complesso a causa della chiusura delle acciaierie con forno elettrico, erroneamente non inserite nel primo decreto che conteneva i codici ATECO delle aziende che potevano lavorare.

Fortunatamente le aziende specializzate nella lavorazione del rottame ferroso, che ricevono il materiale raccolto per lavorarlo e prepararlo per le acciaierie, sono riuscite a stoccare grandi quantità nelle settimane in cui le acciaierie non hanno potuto operare, evitando che si bloccasse l’intera filiera.

Guardando indietro, come si è evoluto il lavoro di RICREA dalla sua creazione a oggi?

Se fino a una decina di anni fa la nostra maggior fonte di introiti era il contributo ambientale CONAI, oggi invece esso deriva dalla gestione diretta del rottame, in stretto legame con il mercato. 

E’ sempre importante ricordare che Ricrea è un consorzio privato senza fini di lucro, e deve quindi trovare il proprio equilibrio gestionale ottimizzando quanto più possibile i ricavi da vendita dell’imballaggio raccolto in modo da tenere basso il cac che grava sulle aziende. È una strategia che abbiamo perseguito con decisione da diversi anni e che ci ha consentito di portare il cac a livelli estremamente bassi, tanto che nel 2020 le entrate da cac valevano solo il 30% dei ricavi , mentre il 70% era coperto dalla vendita del rottame . 

Il panorama del riciclo dei rifiuti è in continuo mutamento: quali sono i progetti di RICREA per il futuro?

I progetti futuri sono legati agli obiettivi che RICREA si è prefissato nel medio termine; essi comprendono la necessità di uniformare le performance del Nord Est – vera eccellenza europea – con quella delle aree in ritardo come Liguria, Sicilia e Calabria; Affrontare le carenze impiantistiche che obbligano i cittadini di alcune regioni a fare molta strada per trovare le piattaforme di selezione in grado di separare gli imballaggi raccolti. Una maggiore uniformità non dei tipi di raccolta, ma nei codici colore dei contenitori della raccolta differenziata. Per il primo obiettivo RICREA si impegnerà a rendersi disponibile a campagne di sensibilizzazione locale per incrementare i volumi di raccolta, mentre per gli altri due punti, assieme al Sistema CONAI/Consorzi di filiera, si farà interprete di questa richiesta nelle sedi opportune. 

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