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Dal 26 al 29 ottobre, presso il Quartiere Fieristico di Rimini, si terrà la 24° edizione di Ecomondo, l’evento leader in Europa per la green economy con oltre mille espositori provenienti da oltre 30 Paesi. Qui, presso lo stand di Dimensione Ambiente – che esporrà nel Padiglione C1, stand 056, sarà possibile apprezzare le opere di Gianpiero Bonfantini.

Dal 26 al 29 ottobre, presso il Quartiere Fieristico di Rimini, si terrà la 24° edizione di Ecomondo, l’evento leader in Europa per la green economy con oltre mille espositori provenienti da oltre 30 Paesi. Qui, presso lo stand di Dimensione Ambiente – che esporrà nel Padiglione C1, stand 056, sarà possibile apprezzare le opere di Gianpiero Bonfantini.

L’artista, classe 1956, si è distinto negli anni per l’originalità dei materiali utilizzati nella creazione delle sue opere. Ha iniziato incidendo tele di polistirolo, che poi colora utilizzando la pittura ad olio. “Da lì ho iniziato a sperimentare degli impasti sempre da stendere sul polistirolo, un materiale molto bello da usare e non da buttare” afferma Bonfantini, che porterà ad Ecomondo cinque sculture realizzate nel corso degli ultimi vent’anni utilizzando esclusivamente materiali di scarto. Una di queste, continua l’artista l’ho realizzata utilizzando le ante di vecchi armadi degli anni ’50”.

La filosofia di Bonfantini si può riassumere nella frase “non si butta (e non si spreca) nulla”: nella sua carriera spesso l’artista ha distrutto alcune sue opere per donare loro nuova vita; “ogni volta che io espongo – di solito si espongono dai 20 ai 30 quadri – quando finisce la mostra, due delle mie opere le taglio con il cutter a pezzi per poter realizzare altre opere utilizzandone le parti. È un piacere distruggere le opere, io non mi ci affeziono mai troppo. Stavo realizzando un quadro per partecipare a una biennale a Palermo, e mi mancava un rosso particolare; non ci ho pensato due volte: ho tagliato un quadro pubblicato”.

Tendenzialmente siamo abituati a pensare che, una volta che un oggetto abbia terminato la sua utilità, diventi rifiuto e di conseguenza che la sua vita sia finita. È un processo abbastanza immediato che si articola nella nostra testa: apriamo l’imballaggio di plastica, ne tiriamo fuori il contenuto, lo gettiamo nel cestino. Quello che succede dopo ha poca importanza per noi: il rifiuto finisce la sua corsa, e da lì chi si è visto si è visto.

Tuttavia, la filosofia di Gianpiero Bonfantini ci insegna che non è così, e che è fondamentale riflettere sull’importanza di pensare ai prodotti al termine del loro ciclo non come meri rifiuti, ma come materia pronta a essere utilizzata per la creazione di qualcosa di nuovo. E quei rifiuti non devono essere per forza utilizzati per creare arte: le bottiglie di plastica possono rinascere sotto forma di cisterne, tubi e, perché no, altre bottiglie di plastica. Le componenti elettroniche di un vecchio elettrodomestico posso dare nuova vita alla prossima generazione di televisori, aspirapolveri e lavatrici.

È un processo che gli esseri umani svolgono quotidianamente quando consumano liquidi o cibi solidi: quello che ormai era un “rifiuto” organico, viene ingerito da noi, e il nostro corpo lo scompone in carboidrati, proteine, grassi e via dicendo per trasformarlo in energia. Pensiamo quindi di applicare questo principio a tutto quello che buttiamo nel cestino dei rifiuti: una nuova vita che renda il mondo circolare, senza sprechi e con infinite possibilità.

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