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Isabella Capurso lavora come consulente dell’area consulting di Interseroh TSR Italia; si occupo di sostenibilità, e oggi parlerà della Carbon Footprint, soffermandosi sull’importanza che ha il suo calcolo per le aziende.

Isabella Capurso lavora come consulente dell’area consulting di Interseroh TSR Italia; si occupa di sostenibilità, e oggi parlerà della Carbon Footprint, soffermandosi sull’importanza che ha il suo calcolo per le aziende.

La Carbon Footprint è una misura che esprime la quantità di emissioni di gas serra che vengono generate durante il ciclo di vita di un prodotto, di un servizio o di un’organizzazione. È un parametro che viene utilizzato per raccontare in maniera sintetica qual è il portato – o il suo potenziale – in termini di riscaldamento globale, attribuibile alla produzione di un bene o alle attività di un’organizzazione o ai processi di un servizio. Comunemente, si esprime in Tonnellate o Kg di CO2 equivalente, una misura che vuole rappresentare l’impatto sul riscaldamento globale di una certa quantità di gas serra rispetto alla stessa quantità di anidride carbonica. Ad esempio, il contributo all’effetto serra del metano è 24 volte superiore a quello della stessa quantità di CO2; questo vuol dire, in altri termini, che l’emissione di una Tonnellata di metano equivale, ai fini del nostro calcolo, ad una emissione di 24 Tonnellate di anidride carbonica: per questo si parla di Tonnellate di Co2 equivalente.

Esistono diverse norme che ruotano attorno al tema della Carbon Footprint. La Carbon Footprint come prodotto è normata dallo standard internazionale 14067 del 2018; tuttavia, come ho accennato, la Carbon Footprint può essere calcolata anche sulle attività di un’organizzazione, e in questo caso la norma di riferimento è la 14064. Tutto il processo di calcolo della Carbon Footprint a sua volta si basa sull’approccio LCA – Life Cycle Assessment – relativo al ciclo di vita di un prodotto; tale approccio si basa sulle normative 14044 e 14040. La regolamentazione dei calcoli della Carbon Footprint è dunque basata su un corpus normativo molto robusto; sono inoltre presenti altre due norme, la ISO 14027, inerente allo sviluppo delle Product Category Rules, dei criteri univoci che devono essere rispettati quando si calcola la Carbon Footprint e che hanno la caratteristica di essere specifici per prodotto: l’obiettivo è quello di rendere comparabili le Carbon Footprint di prodotti appartenenti alla stessa categoria merceologica. L’altra norma, invece, è la ISO 14071, che regola i criteri attraverso cui le analisi LCA possono essere sottoposti a critical review: tutte le valutazioni di questo tipo possono infatti ricevere tali valutazioni.

L’LCA è dunque fondamentale per la Carbon Footprint, in quanto ne rappresenta il fondamento metodologico: dunque ogni Carbon Footprint ha bisogno di ricostruire il ciclo di vita di un prodotto “dalla culla alla tomba”: si parte dall’estrazione delle materie prime di cui si compone il prodotto fino alla gestione del fine vita. Ovviamente tra questi due punti c’è un mondo, fatto dei viaggi delle materie prime, degli assemblaggi dei prodotti, della distribuzione… Alla fine del suo ciclo vitale il prodotto può poi essere riutilizzato, ovvero reimmesso sul mercato dove vivrà un’altra vita, oppure può essere smaltito o riciclato. Naturalmente tra smaltimento e riciclo c’è un’enorme differenza, perché nel primo caso viene generato uno scarto che ha degli impatti negativi sull’ambiente, mentre nel caso di riciclo si può creare un credito ambientale perché parte della materia vergine utilizzata potrà essere immessa sul mercato come materia prima seconda. La raccolta dei dati per la costruzione della Carbon Footprint non passa solo dall’intervista delle persone coinvolte nel ciclo di vita dei prodotti, la cui conoscenza alle volte si limita solo ad alcune fasi della produzione: è necessario appoggiarsi anche a dati secondari, quali letteratura scientifica e database tecnici. Ad ogni step del ciclo di vita sono attribuiti dei valori in termini di impatto ambientale: il risultato finali di Tonnellate di CO2 equivalente è l’esito della somma di ognuno di questi valori. Il risultato ottenuto va poi interpretato per capire in quali fasi l’impatto ambientale è più alto, e va sottoposto a delle “analisi di incertezza”, che servono a garantire la robustezza del modello. Il calcolo della Carbon Footprint è importante per un’azienda per una serie di motivi; innanzitutto, permette di eseguire un’analisi comparativa dell’impatto ambientale di due o più prodotti, lavorando di conseguenza per migliorare la sostenibilità del prodotto. Non solo, calcolando la Carbon Footprint di un prodotto un’azienda può fissare dei benchmark utili alla riduzione dell’impatto ambientale dei propri prodotti.

Per i propri associati, FIRI ha considerato di mettere a disposizione uno studio LCA che valuti tre tipologie di imballaggio, due in plastica e una in acciaio. Per portare avanti il calcolo della CF, sarà necessario ricostruire il ciclo di vita dei prodotti, compresa la fase di rigenerazione degli imballaggi.

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