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Un botta e risposta con Giorgio Quagliuolo, presidente di COREPLA, il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi che, costituito nel 1997, opera secondo principi di efficacia, efficienza ed economicità per adempiere alle finalità di legge e raggiungere gli obiettivi di riciclo e recupero rispetto a tutte le tipologie di imballaggi in plastica immesse sul mercato. 

Chi è COREPLA, e come nasce? 

Corepla è un consorzio privato senza scopo di lucro e con finalità di interesse pubblico, istituito per legge nel 1997 e regolato dal D.lgs 152/06 e successive modifiche. Opera nell’ambito del sistema di gestione dei rifiuti di imballaggio coordinato da CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), assicurando il ritiro degli imballaggi in plastica raccolti in oltre il 90% dei Comuni e garantendo che gli imballaggi raccolti in modo differenziato siano avviati a riciclo e recupero con efficienza, efficacia ed economicità.  

Qual è la Vostra mission? 

Corepla supporta i Comuni nell’attivare e sviluppare adeguati sistemi di raccolta differenziata, riconoscendo loro o agli operatori da essi delegati i corrispettivi previsti dall’Accordo-Quadro ANCI-CONAI a copertura degli oneri sostenuti per lo svolgimento della raccolta. In questo modo garantisce il raggiungimento degli obiettivi di recupero del materiale proveniente da raccolta differenziata, destinato prioritariamente al riciclo meccanico e, in subordine, alla valorizzazione energetica facendosi anche carico di tutte le necessarie operazioni preliminari.  

Corepla, inoltre, fornisce strumenti di comunicazione ed educazione ai cittadini e ai diversi portatori di interesse, sensibilizzando alla miglior pratica della raccolta differenziata e, più in generale, promuove interventi che minimizzino l’impatto ambientale degli imballaggi in plastica, a partire dalla prevenzione dei rifiuti. 

Come viene recepita la vostra mission dagli italiani? 

Gli Italiani sono molto attenti al riciclo e l’Italia è un’eccellenza a livello Europeo. Il cittadino sta diventando sempre più consapevole che attraverso un piccolo gesto quotidiano può davvero fare la differenza. È con il conferimento dei nostri imballaggi usati nella raccolta differenziata che diamo il via all’economia circolare di cui tanto si parla e passiamo dall’”usa e getta” all’”usa e ricicla”. 

Gli imballaggi in plastica correttamente raccolti infatti non finiscono nei fiumi o nei mari ma alimentano attività industriali creando posti di lavoro, facendo risparmiare materie prime, energia ed emissioni gas serra. 

La plastica che riciclate segue un processo preciso di riciclaggio: in cosa consiste? 

Quando si parla di plastica non si deve pensare ad un solo materiale, ma ad una moltitudine di polimeri diversi che necessitano di altrettante differenti metodologie di recupero. Per poter essere riciclata, la plastica ha quindi bisogno di una preliminare fase di separazione fra le diverse tipologie. Alcuni imballaggi, costituiti da più polimeri intrinsecamente legati fra loro, risultano strutturalmente più complessi e quindi più difficili da riciclare. Gli imballaggi che non vengono avviati a riciclo meccanico, vengono comunque valorizzati con l’avvio a recupero energetico. 

Se raccolti differenziatamente, gli imballaggi in plastica vengono riciclati o recuperati e si trasformano in nuovi oggetti, facendo crescere l’economia circolare come valore condiviso. 

In ogni settore troviamo esempi di prodotti realizzati in plastica riciclata, dal settore tessile (i pile ad esempio, o gli indumenti in tessuto tecnico per fare sport derivano dal riciclo delle bottigliette di PET), a quello edile, a quello dell’automotive e ancora, ovviamente, l’arredamento e tanti altri. 

COREPLA aiuta i comuni italiani nelle operazioni di raccolta e riciclo dei rifiuti: in cosa consiste il vostro supporto? 

Corepla riceve la raccolta differenziata dei rifiuti d’imballaggio in plastica effettuata dai Comuni, riconoscendo loro o agli operatori da essi delegati, corrispettivi in base alla quantità e qualità del materiale conferito. Nel corso del 2020, giusto per dare qualche numero, il corrispettivo riconosciuto da Corepla ai Comuni italiani o ai loro operatori delegati ha raggiunto i 391 milioni di euro. 

Inoltre, Corepla supporta i Comuni nell’attivare e sviluppare adeguati sistemi di raccolta differenziata e fornisce strumenti di informazione ed educazione ai cittadini per migliorare la qualità della raccolta, massimizzandone le possibilità di riciclo  

La pandemia da covid-19 ha influenzato tutti i settori, compreso quello del recupero e del riciclo dei rifiuti. Com’è cambiato il vostro lavoro? 

La pandemia da Coronavirus ha sconvolto abitudini e modi di vivere e messo in discussione i modelli di consumo e con questi anche la percezione dell’imballaggio, in particolare quello alimentare, per il suo ruolo fondamentale nella prevenzione dei rischi per la salute e nella garanzia di sicurezza del contenuto. La pandemia ha fermato tante attività ma non ha fermato la raccolta differenziata. Il sistema italiano di gestione dei rifiuti ha dimostrato grande resistenza e capacità di adattamento in questo periodo così complesso, riuscendo a garantire il servizio essenziale per tutta la durata della pandemia. Nonostante la flessione dei consumi, gli imballaggi in plastica da gestire sono aumentati: si pensi ad esempio al massiccio ricorso all’asporto e all’e-commerce, e il fatto che sono cresciuti i volumi raccolti in modo differenziato, segno che l’attenzione per l’ambiente è rimasta una priorità per tutti. I cittadini si sono poi trovati alle prese con le mascherine, prima ancora con i guanti, da smaltire nell’indifferenziato, seguendo le regole dell’Istituto Superiore di Sanità; indispensabile quindi accompagnare tutte le nostre attività con un’intensa azione di informazione e sensibilizzazione, per dare indicazioni corrette e prevenire la dispersione dei rifiuti nell’ambiente. 

Senza dubbio il riciclo dei rifiuti può avere dei risvolti positivi anche in ambito economico: in che modo, dunque, può il riciclo aiutare il mercato italiano? 

Un dato su tutti: nel 2020 il valore economico direttamente distribuito dal Consorzio ammonta a 755 milioni di euro, dove la quota di valore principale, pari a circa 391 milioni di euro, è quella destinata alla pubblica amministrazione, soprattutto locale e costituita dai Comuni o da soggetti da questi delegati, come supporto economico alla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica.  

Qual è il ruolo degli ecocompattatori nella lotta di COREPLA all’inquinamento ambientale? 

Gli ecocompattatori sono delle macchinette che permettono al cittadino di conferire i propri contenitori per liquidi -bottiglie e flaconi- e ottenere degli “ecopunti” in base al numero di pezzi inseriti. Integrando questo tipo di raccolta selettiva al sistema di raccolta tradizionale è possibile migliorare il tasso di intercettazione dei contenitori per liquidi e incrementare il riciclo degli imballaggi in plastica e, al contempo, contribuire a raggiungere gli ambiziosi obiettivi eurocomunitari. 

Una delle questioni più attuali nell’ambito dell’inquinamento ambientale è quella del marine litter – o rifiuti marini: qual è la Vostra posizione nei confronti della questione? COREPLA si impegna attivamente per affrontarla? 

Corepla, per sua stessa natura e mission, rappresenta in questo panorama una soluzione al problema della plastica in mare in Italia: gli imballaggi in plastica correttamente raccolti infatti non finiscono nei fiumi o nei mari ma alimentano attività industriali creando posti di lavoro, facendo risparmiare materie prime, energia ed emissione di gas serra. 

Se raccolti differenziatamente, gli imballaggi in plastica vengono riciclati o recuperati e si trasformano in nuovi oggetti, facendo crescere l’economia circolare come valore condiviso. 

Tutte le azioni messe in campo da Corepla servono quindi a prevenire e ad evitare la dispersione degli imballaggi nell’ambiente. Ma il lavoro del Consorzio va anche oltre ed è proprio in questo contesto che si inseriscono le sperimentazioni avviate sui fiumi e nei mari, in sinergia con le istituzioni. Il primo progetto (2018) ha riguardato il Po, in cui sono state posizionate speciali barriere acchiapparifiuti sia sul delta – in località Pontelagoscuro (FE) – sia nel pieno centro di Torino, ai Murazzi, sia all’altezza di Sacca di Colorno (PR). Sulla scorta del positivo test del Po, per iniziativa della Regione Lazio, anche i fiumi Tevere (2019) e Aniene (2020) sono stati dotati di barriere che intercettano e convogliano in un’area di raccolta i rifiuti trasportati dai corsi d’acqua prima che si riversino in mare. Operazioni di questo genere non si limitano però alla sola raccolta, ma assumono ulteriore valore in quanto Corepla si fa carico della loro analisi merceologica, ossia permette di capire da quali tipi di rifiuti siano abitati i nostri corsi d’acqua, e di favorire l’avvio a riciclo degli imballaggi in plastica presenti. In sinergia con le cooperative dei pescatori e le Capitanerie di porto sono state inoltre avviate raccolte speciali e azioni di prevenzione. Con la Regione Lazio e la Regione Puglia, rispettivamente nei porti di Fiumicino, Civitavecchia e Molfetta, i pescatori raccolgono tutti i rifiuti presenti sul fondale durante le normali attività di pesca a strascico depositandoli in sacchi denominati “big bag”. Anche in questo caso, i rifiuti sono successivamente analizzati per verificarne l’eventuale avvio a riciclo. 

Con lo stesso obiettivo è partita a fine dicembre 2020 l’operazione “Mare pulito” in collaborazione con il Ministero per la Transizione ecologica; un’attività biennale che prevede la raccolta dei rifiuti galleggianti nelle aree di mare antistanti le foci dei principali fiumi e nelle aree marine protette allo scopo di individuare le azioni da intraprendere per prevenire e comprendere le cause del marine litter. 

In che modo il fenomeno dell’inquinamento marino danneggia l’Italia? 

La presenza di rifiuti di plastica nei mari del mondo è uno dei problemi ambientali più rilevanti del nostro tempo, con conseguenze anche a livello economico e sociale. Il fenomeno, infatti, disincentiva il turismo, colpisce la pesca e la nautica con un impatto economico stimato dall’Unep (United Environment Programme) in 13 miliardi di dollari l’anno. 

Si stima che i rifiuti marini, il cosiddetto “marine litter”, provengano per circa l’80% dalla terraferma e raggiungano il mare prevalentemente attraverso i fiumi e gli scarichi urbani, portati dal vento, o abbandonati sulle spiagge, mentre il rimanente 20% è costituito da oggetti abbandonati o persi direttamente in mare, principalmente durante attività di pesca o navigazione. 

Per arginare il fenomeno, è importante agire in primo luogo sui fiumi: intercettare i rifiuti nei corsi d’acqua è infatti più facile ed economico, facilita il riciclo e previene l’inquinamento marino e la possibile formazione di microplastiche. 

Secondo uno studio tedesco circa il 90% dei rifiuti di plastica presenti negli oceani del mondo passa attraverso dieci grandi fiumi, di cui otto sono in Asia e due in Africa: Yangtze, Indo, Fiume Giallo, Hai, Gange, Fiume delle Perle, Amur, Mekong, Niger e Nilo (fonte: “Un oceano di plastica”, European Environment Agency, 2019). 

Anche i “nostri” mari sono duramente colpiti dal marine litter: l’Italia, per la sua posizione al centro del Mediterraneo, un bacino chiuso, e l’estensione delle sue coste per quasi 7.500 km, è un Paese particolarmente esposto a questo problema. 

Quali sono i progetti di COREPLA per il futuro? 

Il Consorzio continuerà a lavorare in sinergia con cittadini, imprese ed istituzioni per mantenere i risultati raggiunti e massimizzare la valorizzazione del rifiuto raccolto ed evitare la dispersione degli imballaggi nell’ambiente. 

Proseguiremo poi a lavorare assiduamente nell’attività di sensibilizzazione di tutti gli attori e nello sviluppo di nuove tecnologie per vincere la sfida dell’economia circolare e contribuire al raggiungimento degli obiettivi che l’Unione Europea pone per il 2025, nonostante le difficoltà legate alla carenza impiantistica sul territorio nazionale 

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