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Abbiamo fatto due chiacchiere con Luca Ruini, presidente del Consorzio nazionale Imballaggi (CONAI), sull’importanza degli obiettivi di riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio da parte dei produttori e degli utilizzatori.

Il Consorzio nazionale Imballaggi (CONAI) nasce nel 1997 per garantire il raggiungimento degli obiettivi di riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio da parte dei produttori e degli utilizzatori. In quell’anno, infatti, il Decreto Ronchi ha previsto il passaggio a un sistema di gestione dei rifiuti basato sulla prevenzione, sul recupero e sul riciclo dei materiali da imballaggio.
A oggi CONAI  conta oltre 750.000 imprese affiliate, e collabora con i comuni per favorire il riciclo dei rifiuti di imballaggio urbani, oltre a gestire l’attività di recupero di 7 Consorzi dei materiali, garantendo il raggiungimento degli obiettivi preposti dalle norme vigenti. Abbiamo fatto due chiacchiere con Luca Ruini, presidente di CONAI.

La gerarchia dei rifiuti permette di gestire i rifiuti con il minor impatto ambientale possibile: in cosa consiste nello specifico questa gerarchia dei rifiuti e in che modo CONAI è tenuto a rispettarla?

Si tratta essenzialmente di un ordine di priorità in materia di gestione e trattamento dei rifiuti nell’Unione Europea: non è qualcosa che riguarda solo o nello specifico l’attività di CONAI. Il primo gradino è quello della prevenzione: agire quindi, attraverso leve di eco-design, perché i rifiuti – in particolare gli imballaggi, area di competenza di CONAI – siano progettati per avere un impatto ambientale sempre più basso; fra gli esempi, la sgrammatura, l’uso di materia riciclata, l’attenzione a progettare imballaggi sempre più facilmente riciclabili. Il secondo gradino è quello della preparazione per il riutilizzo: è l’insieme delle operazioni volte a far sì che un imballaggio, quando arriva a fine vita, sia nuovamente impiegabile in nuovi cicli di consumo, quindi riutilizzato. Il gradino successivo è quello del riciclo, l’utilizzo del rifiuto come input per nuovi cicli produttivi: il rifiuto diventa risorsa. Segue il recupero di energia dai rifiuti, ottenendo calore dalla loro combustione nei termovalorizzatori. Ciò che CONAI mira a evitare è l’ultimo gradino, quello dello smaltimento in discarica: la scelta meno virtuosa e dal maggiore impatto ambientale. Le discariche sono vere e proprie cicatrici sul nostro territorio. CONAI è garante per l’Italia che gli obiettivi di riciclo imposti dall’Unione Europea siano raggiunti: l’Unione ci chiede di riciclare almeno il 65% degli imballaggi entro il 2025, ma a oggi l’Italia ha già superato il 70%.

Alla luce dell’impegno di CONAI nel riciclo e riuso dei rifiuti, quali sono i canali attraverso i quali CONAI si impegna nel rispettare e far rispettare la gerarchia di gestione dei rifiuti?

Le azioni di prevenzione sono fondamentali: l’eco-design deve promuovere l’immissione sul mercato di imballaggi sempre più sostenibili. Fra gli esempi in questo campo c’è il nostro Bando per l’eco-design, di cui ho seguito la nascita otto anni fa. Premia le soluzioni di packaging riviste per essere meno impattanti sull’ambiente. Per otto anni consecutivi il numero di casi che le aziende italiane hanno candidato è cresciuto: è una delle testimonianze più forti del fatto che lo sguardo del tessuto imprenditoriale del nostro paese sa essere sostenibile, diventando sempre più lungimirante. La prevenzione, a cascata, ha effetti positivi anche sui due gradini successivi della piramide: l’eco-design può intervenire per progettare pack che siano sia facilmente riutilizzabili sia facilmente riciclabili attraverso il design-for-recycling. 

Il rispetto della gerarchia di gestione dei rifiuti è dunque fondamentale nel loro corretto smaltimento: esistono però altri processi utili alla corretta gestione dei rifiuti, alla luce delle normative attualmente vigenti? 

Resta fondamentale il supporto che CONAI dà ai Comuni italiani perché la raccolta differenziata continui a migliorare in qualità e in quantità: il Consorzio mette a disposizione delle amministrazioni locali risorse economiche e know-how, favorendo progetti concreti per migliorare gli standard di raccolta e sensibilizzare i cittadini. Se il cittadino non fa correttamente la raccolta differenziata, infatti, il meccanismo virtuoso dell’economia circolare non può essere innescato.

Quali sono i progetti che CONAI ha in cantiere per gestire, nei prossimi anni, la gestione dei rifiuti degli imballaggi? 

CONAI agisce da sempre su più livelli. Parla attraverso campagne di comunicazione ma anche con iniziative di sensibilizzazione legate al suo ruolo istituzionale. Non dimentichiamo le numerose attività formative che promuoviamo nelle scuole – come il progetto Riciclo di classe – e nel mondo universitario, soprattutto i nostri Green Jobs: il tema delle competenze professionali resta fondamentale per costruire un tessuto sociale non solo sensibilizzato, ma anche concretamente capace di gestire i rifiuti di imballaggio. La vicinanza al territorio e alle realtà locali, soprattutto quelle in ritardo nello sviluppo di un sistema di raccolta differenziata efficace, resta vitale: alcune realtà del Centro-Sud devono colmare il gap che le separa da quelle del Settentrione, che storicamente performano meglio. Ci sono città del Mezzogiorno che si impongono come modelli virtuosi e non hanno niente da invidiare ai Comuni del Nord, ma ve ne sono altre che hanno bisogno di risorse e di assistenza nell’elaborazione di strategie vincenti per impostare modelli di raccolta differenziata. Migliorare questa situazione aiuterà a migliorare i risultati nazionali nel campo della gestione dei rifiuti: può sembrare banale, ma è necessario ricordarlo. Non dimentichiamo che il Sud soffre di una grave carenza impiantistica: un nostro recentissimo studio mostra come al Mezzogiorno oggi manchino almeno 165 impianti per i rifiuti.

CONAI può contare su circa 750.000 imprese consorziate: in che modo si rapporta con loro?

Il Consorzio affianca le aziende mettendo loro a disposizione diversi strumenti. Quelli per parlare al consumatore finale, ad esempio, sia promuovendo buone pratiche di eco-design sia studiando e analizzando l’evoluzione del consumo responsabile. Per questo ogni anno portiamo avanti ricerche che puntano la lente d’ingrandimento sul consumatore stesso, da sempre il primo interlocutore per un’azienda. Quanto è davvero informato? Un’azienda non può non chiederselo. Abbiamo inoltre sviluppato Linee guida con lo scopo di mettere a fuoco le modalità più corrette per veicolare le informazioni in etichetta, anche alla luce dei nuovi obblighi Ccomunitari, e il portale etichetta-conai.com per rispondere alle numerose domande in proposito. Recentemente è nato anche E.PACK, un servizio on line dedicato alle imprese che vogliono migliorare le loro performance in termini di progettazione e realizzazione di imballaggi eco-efficienti. Del resto, un imballaggio non comunica solo la propria sostenibilità, ma anche quella del suo contenuto e dell’azienda che lo produce. Uno dei nostri compiti è proprio quello di supportare il tessuto imprenditoriale italiano in questo processo.

Il riutilizzo degli imballaggi è lo snodo fondamentale su cui si  basa l’impegno di FIRI. In che modo CONAI si allinea a questo impegno?

Il riutilizzo è il secondo gradino della gerarchia dei rifiuti: è l’Europa a chiederci questo impegno. CONAI nasce per volontà di legge per garantire obiettivi sostenibili imposti dall’Unione e recepiti dalla normativa italiana. Allinearsi all’impegno per il riutilizzo degli imballaggi è nella natura del Consorzio: lo facciamo ogni giorno nel portare avanti la nostra mission di tutela ambientale.

Le politiche ambientali attuate dall’Unione Europea stanno rapidamente cambiando, portando avanti una politica volta all’economia circolare: cosa deve fare CONAI per rimanere al passo?

In Europa, l’Italia è già un’eccellenza nel campo dell’economia circolare. Non abbiamo niente da invidiare a nessun Paese, soprattutto se guardiamo al settore degli imballaggi, che oggi rappresentano una percentuale di poco inferiore al 30% sul totale dei rifiuti urbani. Siamo primi in Europa per il riciclo pro-capite di rifiuti e secondi, dietro solo alla Germania, in termini di riciclo pro-capite per i rifiuti di imballaggio. Le nostre performance, però, devono continuare a migliorare. Il Paese deve investire in ricerca e sviluppo, per trovare nuove tecnologie che permettano il riciclo di quelle tipologie di materiali a oggi ancora non riciclabili. Servono poi incentivi fiscali per chi sceglie di usare materia riciclata. Sarebbe utilissima una concreta attuazione del Green Public Procurement, che obbliga le amministrazioni pubbliche a considerare i principi della sostenibilità fra quelli che guidano le scelte di acquisto. Sono infine necessari nuovi decreti End of Waste, che permetterebbero di considerare sempre più i rifiuti come risorse.

In che modo CONAI si interfaccia con le politiche ambientali dell’Unione Europea?

L’attenzione alle politiche comunitarie è nel nostro DNA, in un certo senso. Perseguiamo obiettivi imposti dall’Unione, del resto. Il ministro Cingolani ha definito CONAI un modello esportabile: il nostro sistema Paese fa scuola in Europa nella gestione dei rifiuti di imballaggio. Il confronto internazionale è essenziale: il dialogo fra i sistemi EPR dei Paesi europei non può che favorire la nascita di una sorta di data-base di pratiche e modelli virtuosi. Abbiamo sempre promosso questo networking.

Il CONAI è nato nel 1997: in questi 24 anni la gestione del riciclo e del riutilizzo degli imballaggi sarà senza dubbio mutata: quali sono i più grandi cambiamenti a cui avete dovuto far fronte, e quali invece quelli che hanno migliorato e facilitato il processo di riciclo?

Il cambio di mentalità nel tessuto sociale è qualcosa che il Sistema ha sempre cercato di promuovere: passare dallo smaltimento in discarica a un sistema che fa leva su prevenzione, riciclo e recupero. Questa è stata la sfida più grande per il Consorzio, nel corso degli anni. Nel 1998 si avviavano a riciclo poco più di 3 milioni di tonnellate di imballaggi all’anno, oggi siamo vicini ai 10 milioni. Ormai oltre sette imballaggi su dieci in Italia trovano una seconda vita. Il COVID, poi, ha rappresentato un momento di grave criticità da gestire: durante la primavera 2020 la chiusura di molte attività produttive aveva fatto crollare la richiesta di materia ottenuta da riciclo, e di conseguenza i rifiuti differenziati erano fermi negli impianti, che si stavano saturando. Il Paese ha corso il rischio di vedere un’emergenza rifiuti sommarsi all’emergenza sanitaria. L’allarme lanciato da CONAI è stato prontamente ascoltato dalle istituzioni: le Regioni hanno autorizzato l’aumento dei limiti di stoccaggio negli impianti, permettendo di superare un momento così critico. Un grande esempio di collaborazione fra tutti gli attori della filiera che di fatto è sempre stato uno degli obiettivi del Sistema consortile. 

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