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Editoriale del primo numero di Be-Circular, a cura di Roberto Magnaghi, presidente dell’associazione FIRI

La nostra associazione raggruppa le principali aziende che operano nel campo della preparazione per il riutilizzo degli imballaggi industriali: si pensi alle cisternette, agli IBC e ai fusti in acciaio e plastica; sono queste le tre tipologie di imballaggi che le nostre aziende trattano, raccolgono, recuperano e preparano per un nuovo utilizzo, ragionando in un’ottica di economia sostenibile e soprattutto circolare.

Le nostre aziende operano su tutto il territorio nazionale, recuperando imballaggi fatti di tre materiali principali: legno, plastica e acciaio; FIRI copre oltre l’80% del mercato, con circa 60 mila tonnellate di questi materiali che sono stati raccolti, recuperati e trattati nel corso dell’anno passato. Lo sviluppo in un’ottica di circular economy e di preparazione per il riutilizzo è uno dei must della nostra associazione e di tutte le aziende partner, che naturalmente lavorano nel pieno rispetto delle regole, con i migliori standard ambientali e cercando l’innovazione: queste aziende infatti sviluppano nuovi progetti per migliorare le tecniche utili a raggiungere un livello ottimale di sostenibilità ambientale ed economica. Le aziende che fanno parte di FIRI si allineano alla nostra ottica di idea circolare perché vogliono “chiudere il cerchio”: i nostri clienti sono le aziende che una volta utilizzato l’imballaggio e averlo preparato per il riutilizzo si rivolgono a noi; noi raccogliamo questo prodotto, che è ancora distante dal rifiuto, e di fatto chiudendo il cerchio tra raccolta, rigenerazione, ricondizionamento e reimmissione sul mercato riusciamo a rendere circolare l’utilizzo dell’imballaggio. L’obiettivo di discarica zero, ovvero di non destinare più nemmeno un kg di materiale in una discarica, è stato raggiunto dalle nostre aziende. È un obiettivo di sostenibilità, di economicità, e senza dubbio è un obiettivo sensibile per le aziende clienti; fa parte di una logica innovativa, di continuità e di partnership: chi avvia un percorso di economia circolare e chi entra nel mondo delle aziende FIRI da una garanzia di recupero, di riciclo e di riutilizzo dello stesso imballaggio, sposando la filosofia della circolarità e della riduzione a zero gli sprechi. 

Con questo magazine vogliamo sviluppare la nostra attività di comunicazione: non vogliamo fermarci a condividere l’essenza delle aziende FIRI, vogliamo condividere quello che è lo spirito dell’economia circolare e la sua missione. Vogliamo in qualche modo diffondere delle buone pratiche che possano diventare un esempio da seguire per intraprendere un percorso verso la circolarità. È fondamentale per noi comunicare, perché le nostre aziende lavorano in un ambito industriale-commerciale che non è rivolto al largo consumo; è tuttavia fondamentale far conoscere questa realtà totalmente italiana che si sta internazionalizzando nello sviluppo di un network a 360 gradi, e che ha bisogno di rendersi visibile. Siamo sicuri che venire a conoscenza di alcune storie e di come si è sviluppato il nostro percorso possa essere utile anche al sistema Paese: non a caso l’aspetto ambientale è uno dei tasselli fondamentali del PNNR. Nel nostro piccolo pensiamo di poter dare il nostro contributo, e siamo convinti che far capire come funzionino le nostre aziende nella massima trasparenza possa essere utile per mettere in luce la nostra esperienza all’interno del percorso che stiamo attraversando; non dimentichiamoci che FIRI lavora all’interno di un sistema consortile grazie al quale è stato possibile raggiungere dei risultati di eccellenza e qualità. I consorzi, in particolare CONAI e naturalmente quelli di filiera, come Rilegno, Corepla e Ricrea, saranno ospiti di questo magazine, con degli spazi in cui potranno raccontare l’eccellenza italiana in questo campo.

Se guardiamo allo scenario internazionale, si nota negli ultimi anni uno sviluppo costante sui temi dell’ambiente, del recupero e del riciclo; le aziende italiane hanno qualche gap rispetto a quelle estere, in particolare sulla preparazione al riutilizzo: ci sono alcuni vincoli normativi e diverse modalità di interpretazione delle normative che portano a difficoltà a livello internazionale. Negli altri paesi europei la preparazione al riutilizzo ha un grado di sviluppo più elevato, non per aspetti tecnici – le nostre aziende non sono seconde a nessuno per quanto riguarda l’efficienza – ma per una necessità di adeguare le nostre norme a quelle esistenti a livello europeo, per far sì che alcune tipologie di prodotto siano gestite in maniera più elastica. Le nostre aziende fanno inoltre parte di SERRED, un’organizzazione che raggruppa le principali aziende europee che operano nel settore occupandosi di riutilizzo e recupero di imballaggi industriali.

Due temi fondamentali che da sempre necessitano di evolversi sono quelli dell’interpretazione di cosa è rifiuto e cosa no e soprattutto quando un rifiuto smette di essere tale; è un argomento delicato, che ci differenzia dagli altri paesi europei: nonostante ci sia una legislazione comune, ogni stato membro può recepire la direttiva in modo diverso; sul tema del rifiuto, alcune rigidità interpretative non facilitano le attività di riutilizzo. Crediamo che anche altri settori oltre al nostro riceverebbero benefici se venissero fatti passi avanti sulla questione del riutilizzo e della gestione dei rifiuti, rendendo la legislazione diversa, più innovativa e, perché no, più in linea con la circolar economy.

Abbiamo deciso di utilizzare la forma del web magazine con cadenza periodica perché crediamo nella digitalizzazione e perché è il miglior modo di comunicare, anche in maniera più eco compatibile, il nostro messaggio al maggior numero di persone. Vi auguro una buona visione, e insieme a noi un percorso verso la circular economy.

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